Risposta rapida
Una cucina open space è una cucina aperta sul soggiorno, senza porta né muro in mezzo. Per farla bene servono quattro decisioni prese nell'ordine giusto: capire se il muro si può abbattere e con quale pratica (per un tramezzo non portante a Roma basta una CILA, che costa in genere 700-1.200€ tra tecnico e diritti comunali), scegliere il layout adatto alla metratura (sotto i 20 mq quasi sempre lineare o penisola, l'isola solo con una zona cucina profonda almeno 3,4-3,8 metri), dimensionare la cappa sul volume di tutto l'ambiente e non della sola cucina, e decidere come separare visivamente le zone senza richiudere lo spazio. Questa guida spiega tutto, con le misure, le norme e i costi reali.
Le tre espressioni vengono usate come sinonimi, ma descrivono soluzioni diverse, e conviene sapere quale si vuole prima di chiedere un preventivo.
La cucina open space è completamente aperta sul soggiorno: un unico ambiente in cui la zona cottura, la zona pranzo e la zona divano si susseguono senza pareti. È la soluzione che fa sembrare più grande una casa, ma è anche quella che espone di più la cucina: odori, rumore della cappa e della lavastoviglie, piatti nel lavello si vedono e si sentono dal divano.
La cucina a vista è visibile dal soggiorno ma parzialmente separata: da un muretto, da una penisola alta, da una vetrata o da un'apertura ampia nel muro esistente. Si vede, ma non si è "dentro" la cucina.
La cucina semi-aperta è il compromesso più usato negli appartamenti romani: il muro viene aperto in parte, oppure si tiene una porta scorrevole a scomparsa o una vetrata apribile che permette di chiudere la cucina quando si frigge o si hanno ospiti.
Non esiste la scelta giusta in assoluto: dipende da quanto cucinate, da chi vive in casa e da quanto spazio avete. Chi cucina ogni giorno piatti elaborati di solito sta meglio con una soluzione semi-aperta; chi usa la cucina soprattutto per colazioni e cene veloci guadagna molto da un open space vero.
È la domanda da fare prima di innamorarsi di qualsiasi progetto. I muri interni di un appartamento sono di due tipi: i tramezzi, che dividono gli ambienti e non reggono nulla, e i muri portanti, che sostengono solai e piani superiori. Il tramezzo si demolisce con una pratica semplice; il muro portante si può aprire solo con un progetto strutturale.
Distinguerli "a occhio" non è affidabile. Lo spessore aiuta come primo indizio: un tramezzo in laterizio forato è spesso 8 cm più l'intonaco, quindi 10-12 cm finiti, mentre nelle palazzine romane in muratura degli anni '20-'40 (Prati, Esquilino, San Giovanni, Testaccio) i muri portanti superano spesso i 30 cm. Ma negli edifici in cemento armato costruiti dagli anni '50 in poi, che sono la maggior parte delle case di Roma, la struttura è fatta di pilastri e travi, e un muro interno di 20-25 cm può essere un semplice tamponamento oppure contenere una trave o un pilastro.
Il modo corretto per saperlo è far verificare il muro da un tecnico abilitato (geometra, architetto o ingegnere), che confronta la planimetria di progetto depositata in Comune con quella catastale e, se serve, fa un piccolo saggio sull'intonaco. È lo stesso tecnico che poi presenterà la pratica.
| Situazione | Pratica | Cosa comporta |
|---|---|---|
| Tramezzo non portante | PraticaCILA | Cosa comportaComunicazione asseverata da un tecnico abilitato, inviata sul portale SUET di Roma Capitale prima di iniziare i lavori. |
| Muro portante | PraticaSCIA + sismica | Cosa comportaProgetto strutturale di un ingegnere, cerchiatura in acciaio, pratica sismica alla Regione Lazio e direzione lavori strutturale. |
| Lavori senza CILA | PraticaSanzione 1.000€ | Cosa comportaRidotta di due terzi, circa 333€, se la comunicazione è spontanea e i lavori sono ancora in corso (art. 6-bis D.P.R. 380/2001). |
| Appartamento in condominio | PraticaAvviso | Cosa comportaVa data preventiva notizia all'amministratore delle opere che possono toccare parti comuni (art. 1122 c.c.); i muri maestri sono parti comuni (art. 1117 c.c.). |
| Planimetria catastale | PraticaDOCFA | Cosa comportaSe cambia il numero dei vani — come quando cucina e soggiorno diventano un ambiente unico — va aggiornata entro 30 giorni dalla fine dei lavori. |
Il costo dell'apertura va tenuto separato da quello della cucina, perché dipende da fattori che con i mobili non c'entrano: la lunghezza del muro, cosa c'è dentro (prese, interruttori, tubi, un termosifone), lo stato del pavimento sotto il tramezzo e l'accessibilità del cantiere. In un caso semplice — tramezzo non portante di 3-4 metri, senza impianti importanti da spostare — tra pratica, demolizione, smaltimento e ripristini si sta di solito tra circa 2.000 e 5.000€, prima di mettere un solo mobile.
Con un muro portante il discorso cambia completamente: oltre ai lavori servono un ingegnere strutturista, la pratica sismica e una cerchiatura in acciaio che sostituisce il pezzo di muro tolto. Per una singola apertura si parla indicativamente di 4.400-9.400€ IVA esclusa, e le aperture larghe costano di più perché richiedono travi più grandi.
Un consiglio pratico: chiedete che i ripristini siano indicati a corpo nel preventivo dell'impresa, con una voce per il pavimento, una per intonaco e tinteggiatura e una per gli impianti. È lì che nascono quasi tutte le sorprese.
| Voce | Costo indicativo | Note |
|---|---|---|
| Pratica CILA a Roma | Costo indicativo700 – 1.200€ | NoteParcella del tecnico (circa 400-900€) più diritti di segreteria di Roma Capitale (291,24€ fino a 200 mq, DGC 492/2025). |
| Demolizione del tramezzo | Costo indicativo330 – 2.500€ | NoteFascia media di mercato 2026; varia con lunghezza, altezza del muro e piano dell'edificio. |
| Smaltimento macerie | Costo indicativocirca 100€/m³ | NoteDieci metri quadri di tramezzo da 10 cm producono circa un metro cubo di macerie. |
| Ripristini | Costo indicativoa corpo | NotePavimento nella striscia del muro, intonaco e tinteggiatura, spostamento di prese, interruttori o termosifone. |
| Variazione catastale | Costo indicativo70€ + tecnico | NoteTributo DOCFA in vigore dal 1° gennaio 2025, più la parcella del tecnico. |
| Apertura in muro portante | Costo indicativo4.400 – 9.400€ | NotePer singola apertura: cerchiatura in acciaio, SCIA, pratica sismica e direzione lavori, IVA esclusa. |
Oltre al permesso edilizio ci sono requisiti igienico-sanitari che valgono per tutte le abitazioni e che diventano importanti proprio quando la cucina si apre sul soggiorno. Il riferimento è il Decreto del Ministero della Sanità del 5 luglio 1975.
Il decreto chiede che ogni alloggio abbia un soggiorno di almeno 14 metri quadri (art. 2) e che le finestre apribili di ogni locale abitabile siano almeno 1/8 della superficie del pavimento (art. 5). Quando cucina e soggiorno diventano un unico ambiente, il rapporto si calcola sull'ambiente intero: unire una cucina con una finestra piccola a un soggiorno con una portafinestra di solito non crea problemi, ma va verificato.
Il punto più interessante è l'articolo 6: il "posto di cottura" annesso al soggiorno è ammesso, ma deve comunicare ampiamente con il soggiorno e deve essere munito di un impianto di aspirazione forzata sui fornelli. Tradotto: in una cucina open space la cappa non è un accessorio, è un requisito.
Poi c'è il gas. Con un piano cottura a gas la norma UNI 7129 richiede nel locale un'apertura permanente verso l'esterno di almeno 100 cm² netti, oltre allo scarico dei fumi. In un open space significa un foro nel muro esterno del soggiorno, con l'aria fredda che entra d'inverno. Con il piano a induzione questo obbligo non c'è: è uno dei motivi per cui nelle cucine aperte consigliamo quasi sempre l'induzione, dopo aver verificato la potenza del contatore e la linea dedicata, come spieghiamo nella guida all'impianto elettrico per l'induzione.
Le ricerche più frequenti su questo tema contengono una metratura, e a ragione: con pochi metri quadri cambia tutto. La tabella indica la configurazione che di solito funziona meglio per la superficie totale di cucina più soggiorno. Sono indicazioni di partenza: porte, finestre, termosifoni e posizione degli scarichi possono cambiare la risposta, ed è per questo che il progetto si fa dopo il rilievo.
Una regola vale per tutte le metrature: la cucina va appoggiata alla parete dove arrivano già acqua e scarico, se possibile. Spostare lo scarico di qualche metro in un condominio romano significa spesso alzare il pavimento o passare nel massetto del vicino di sotto, ed è la voce che più fa saltare i budget, come raccontiamo nell'articolo sulla posizione degli scarichi.
| Metratura totale | Cucina consigliata | Come organizzare lo spazio |
|---|---|---|
| 15 mq | Cucina consigliataLineare 2,40 – 3,00 m | Come organizzare lo spazioSul lato lungo, con colonne frigo e forno. Tavolo da 4 allungabile o penisola snack da 120 cm; divano da 2 posti. L'isola non entra. |
| 20 mq | Cucina consigliataLineare 3,60 m + penisola | Come organizzare lo spazioLa penisola da 120-150 cm fa da bancone e separa la zona divano. Tavolo da 4 oppure pasti al bancone. |
| 25 mq | Cucina consigliataAd angolo (L) + penisola | Come organizzare lo spazioCon pianta quasi quadrata è il layout più efficiente: la L sfrutta l'angolo, la penisola chiude la zona cucina. Tavolo da 4-6. |
| 30 mq | Cucina consigliataLineare o L + isola | Come organizzare lo spazioL'isola diventa possibile se la zona cucina è profonda circa 3,4-3,8 m (vedi la tabella dell'isola). Tavolo da 6. |
| 40 mq e oltre | Cucina consigliataIsola attrezzata + colonne | Come organizzare lo spazioIsola con lavello o piano cottura, parete di colonne a tutta altezza, tavolo da 6-8 e divano ad angolo. |
Negli appartamenti romani degli anni '50-'70 — Tuscolano, Appio, Monteverde, Talenti, Ostia — la cucina era quasi sempre separata e affacciata su un corridoio. Quando si abbatte il tramezzo, l'ambiente che nasce è spesso stretto e lungo: 3-3,5 metri di larghezza per 7-9 di lunghezza.
In una pianta così l'errore più comune è voler mettere tutto: isola, tavolo grande e divano ad angolo. Il risultato è un corridoio arredato. La soluzione che funziona è organizzare le zone in sequenza lungo il lato lungo: cucina su una testata (lineare, oppure a L se c'è un angolo libero), poi il pranzo, poi il divano verso la finestra più grande.
Tre accorgimenti fanno la differenza. Il primo: tenere la cucina su un solo lato e lasciare il lato opposto libero o con mobili poco profondi (35-40 cm), così il passaggio resta ampio. Il secondo: usare il tavolo come elemento di separazione, con una sospensione sopra che lo "ancora" visivamente. Il terzo: colonne a tutta altezza che arrivano al soffitto, con frigorifero e forno integrati, invece di pensili sparsi; una parete continua e ordinata allunga meno lo spazio di tanti elementi diversi.
Se la larghezza scende sotto i 2,4 metri nella zona cucina, anche la penisola diventa un ostacolo: meglio una lineare con un piano snack a ribalta o un tavolo allungabile.
L'isola è la prima cosa che si desidera in un open space, ed è anche quella che più spesso non entra. Il problema non è la superficie della stanza, è la profondità della zona cucina: tra la parete con le basi e l'inizio del soggiorno devono stare le basi, un passaggio comodo, l'isola stessa e lo spazio per sedersi e alzarsi dagli sgabelli.
La penisola, attaccata a un lato della composizione, chiede meno spazio perché ha passaggio da un solo lato, e nella maggior parte degli open space romani è la scelta più sensata: crea il bancone, nasconde alla vista del divano il lavello e i piani di lavoro, aggiunge contenimento. Per il confronto completo, con costi e impianti, c'è la nostra guida su isola o penisola.
Se l'isola entra, decidete presto cosa ci va sopra. Un'isola "asciutta", solo piano e cassetti, non richiede lavori. Con il lavello serve portare lo scarico sotto il pavimento con la pendenza giusta; con il piano cottura servono una cappa a soffitto o un piano con aspirazione integrata, oltre a una linea elettrica dedicata.
| Elemento | Misura | Note |
|---|---|---|
| Basi a parete | Misura60 – 65 cm | NoteProfondità standard; il piano di lavoro sporge di qualche centimetro. |
| Passaggio basi–isola | Misura100 – 120 cm | Note90 cm è il minimo assoluto; 120 cm se in cucina lavorate in due. |
| Isola | Misura90 – 100 cm | NoteCon sgabelli si aggiungono 25-30 cm di sbalzo del piano. |
| Spazio sgabelli verso il soggiorno | Misuracirca 90 cm | NotePer sedersi, alzarsi e passare dietro senza urtare. |
| Totale zona cucina | Misuracirca 3,4 – 3,8 m | NoteSotto questa profondità conviene la penisola. |
Gli odori sono il motivo numero uno per cui chi ha un open space lo rimpiange. Quasi sempre la causa è una cappa scelta per una cucina chiusa e montata in un ambiente tre volte più grande.
Il calcolo si fa sul volume di tutto l'ambiente in cui gli odori si diffondono, non della sola zona cottura. Un esempio: un open space di 30 mq con soffitto a 2,70 m ha un volume di circa 81 metri cubi. Con il ricambio di 6-8 volte il volume ogni ora, che usiamo come riferimento per le cucine domestiche, servono circa 490-650 m³/h di portata effettiva. Siccome tubi, curve e filtri fanno perdere il 30-50% della portata dichiarata, la cappa va scelta con una portata nominale di almeno 700-900 m³/h alla velocità massima, e con un'uscita verso l'esterno il più corta e dritta possibile.
La cappa aspirante, con scarico all'esterno, è sempre la scelta migliore in un open space. La filtrante, che ricircola l'aria attraverso filtri a carboni, va bene solo quando lo scarico all'esterno è impossibile, e richiede filtri di qualità sostituiti con regolarità. Le differenze sono spiegate nella nostra guida tecnica alla cappa.
Il rumore conta quanto la portata, perché la cappa ora è accesa vicino al divano. Guardate il valore in decibel alla velocità che userete davvero (di solito la seconda, non la minima) e ricordate che una volta installata la cappa fa 5-10 dB in più di quanto dichiarato. Lo stesso vale per la lavastoviglie: in un open space conviene un modello silenzioso, intorno ai 42-44 dB, da far partire la sera.
Separare le zone non significa chiuderle. L'obiettivo è che chi è sul divano non abbia davanti il lavello, e che ogni zona abbia una sua identità, mantenendo luce e profondità dell'ambiente unico. Le soluzioni più efficaci, dalla più semplice alla più impegnativa:
La penisola o un muretto basso all'altezza del piano di lavoro: separa, nasconde il disordine del piano e diventa bancone. È la soluzione più usata e quella con il miglior rapporto tra costo e risultato.
La vetrata divisoria, fissa o con anta scorrevole, spesso con profili sottili in ferro o alluminio: lascia passare la luce e trattiene buona parte di odori e rumore. Il costo medio di mercato è di circa 180-350€ al metro quadro; per una parete di 8 mq si spendono indicativamente 1.900-3.200€. Una porta scorrevole a scomparsa nel muro rimasto è un'alternativa più economica quando l'apertura non è troppo larga.
La libreria bifacciale o un mobile contenitore a giorno: separa senza chiudere e aggiunge spazio per libri e oggetti. Funziona bene tra zona pranzo e zona divano.
Il cambio di pavimento o di materiale: un gres effetto cemento o un ceramico in cucina e il parquet nel soggiorno disegnano due zone senza bisogno di altro. Il passaggio va pensato in progetto, con un profilo o una soglia, per evitare un taglio casuale a metà stanza.
La luce: lampade diverse per zone diverse sono il separatore più economico che esista. Ne parliamo nella sezione dedicata.
C'è anche chi cerca come separare con una tenda: funziona come soluzione temporanea in un affitto, ma vicino ai fuochi è sconsigliata e trattiene gli odori.
In un ambiente unico la luce fa il lavoro che prima facevano i muri. Conviene progettarla su tre livelli, ognuno su un circuito separato, così da accendere solo quello che serve.
Il primo è la luce di lavoro sul piano: strisce LED sotto i pensili o nella mensola, luce diretta e uniforme, indicativamente 300-500 lux sul piano e una temperatura di colore di circa 4.000 K, che fa vedere bene i colori del cibo e non affatica. Senza questa luce si lavora nella propria ombra, perché il lampadario è alle spalle.
Il secondo è la luce d'accento della zona pranzo e dell'isola: sospensioni sopra il tavolo o il bancone, a circa 70-80 cm dal piano, con luce più calda intorno ai 2.700-3.000 K. È questa luce che "ancora" il tavolo e lo fa diventare una zona a sé.
Il terzo è la luce d'ambiente del soggiorno: lampade da terra, applique, faretti orientabili verso le pareti, sempre calda e regolabile. La sera, con la cucina spenta e solo questa luce accesa, la cucina sparisce e resta il soggiorno: è il vantaggio più sottovalutato di un open space ben illuminato.
I punti luce vanno decisi prima della posa della cucina, perché passano nelle tracce dei muri e nei fianchi dei mobili.
In un open space la cucina diventa un mobile del soggiorno, e va progettata come tale. Il primo strumento sono le colonne a tutta altezza, fino al soffitto, con frigorifero, forno, dispensa e a volte anche la lavatrice nascosti dietro ante complanari: la parete diventa un fronte unico e ordinato, che dal divano sembra una boiserie più che una cucina. Gli elettrodomestici integrati, con le ante uguali al resto, fanno lo stesso effetto.
Il secondo strumento è la coerenza dei materiali. Riprendere il colore delle ante della cucina nel mobile TV o nella libreria, oppure usare lo stesso legno per la penisola e per il tavolo, lega le due zone. Nei nostri progetti di appartamento completo disegniamo cucina, mobile TV e contenitori del soggiorno insieme, con le stesse finiture, così il risultato è un progetto unico e non una somma di acquisti.
Il terzo è la scelta delle superfici, che in un open space sono sempre in vista. Il piano di lavoro opaco nasconde meglio aloni e graffi del lucido; le ante opache e le finiture "soft touch" segnano meno le impronte. Per un confronto tra quarzo, laminato, gres e granito c'è la nostra guida sui piani di lavoro; per le palette che funzionano con la luce di Roma, quella sui colori della cucina 2026.
Quando si demolisce un tramezzo, sotto spesso non c'è pavimento. Nelle case romane dagli anni '30 agli anni '70 i tramezzi venivano costruiti prima della posa del pavimento, che quindi si ferma ai due lati del muro. Dopo la demolizione resta una striscia di 10-15 cm di massetto grezzo che attraversa la stanza.
Con un pavimento ancora in produzione basta ricucirla con le stesse piastrelle. Con le graniglie e le cementine d'epoca, molto diffuse a Roma, o con ceramiche fuori produzione, trovare pezzi uguali è quasi impossibile. Le soluzioni sono tre: una soglia o un inserto di materiale diverso (marmo, ottone, legno) che trasforma la striscia in un dettaglio voluto; il recupero di piastrelle da un ripostiglio o dalla zona sotto la cucina che verrà coperta dai mobili; oppure un pavimento nuovo continuo, posato anche sopra l'esistente quando le altezze delle porte lo permettono.
Va deciso prima di demolire, non dopo, perché cambia sia il preventivo dell'impresa sia l'altezza a cui montare la cucina.
La demolizione di un tramezzo con CILA rientra normalmente tra gli interventi di manutenzione straordinaria, quindi tra le spese che danno diritto al bonus ristrutturazione. Nel 2026 la detrazione è del 50% sull'abitazione principale e del 36% sulle altre abitazioni, con un tetto di spesa di 96.000€ per unità e il recupero in 10 rate annuali. Nella spesa rientrano anche la parcella del tecnico e la pratica.
Se la ristrutturazione dà diritto alla detrazione, si può usare anche il bonus mobili: 50% su una spesa massima di 5.000€ per mobili ed elettrodomestici di classe adeguata destinati all'immobile ristrutturato, quindi anche la nuova cucina. I dettagli, con le date e gli errori da evitare, sono nelle nostre guide sul bonus ristrutturazione 2026 e sul bonus mobili 2026.
Le regole sui pagamenti vanno rispettate alla lettera (bonifico "parlante" per i lavori, e tracciabile per i mobili): fate sempre confermare la vostra situazione al commercialista prima di iniziare.
Dal nostro listino, con IVA, trasporto e montaggio inclusi ed elettrodomestici esclusi: una cucina lineare essenziale su misura da 3-3,60 metri parte da 5.500€; una lineare completa da 3,60 metri con pannelli HPL e piano in quarzo parte da 8.000€; una composizione con isola o penisola parte da 9.000€. Quando progettiamo insieme cucina e soggiorno — mobile TV, librerie, contenitori — il pacchetto appartamento completo parte da 15.000€, progettazione e montaggio inclusi.
In un open space il budget tende a salire per tre motivi precisi, ed è meglio saperlo prima: le colonne a tutta altezza e gli elettrodomestici integrati costano più di pensili e elettrodomestici a vista; i fianchi della penisola o dell'isola, visibili dal soggiorno, vanno finiti come le ante; la cappa deve essere più potente e più silenziosa. Sono le voci che nel nostro preventivo trovi separate, così puoi decidere con i numeri dove risparmiare. Per capire cosa controllare in un preventivo c'è la guida su come leggere un preventivo cucina.
Un esempio reale: nel caso studio di Torpignattara una cucina separata di 8 mq è diventata un open space con cucina a L e penisola, in un trilocale anni '60.
Il sopralluogo è gratuito e serve soprattutto a evitare gli errori costosi. Facciamo il rilievo laser di tutto l'ambiente — cucina, soggiorno e il muro da abbattere — e annotiamo posizione di scarichi, colonne, contatore, termosifoni e finestre. Ti diciamo subito se il layout che hai in mente entra davvero, e quali verifiche chiedere al tecnico prima di demolire.
Poi disegniamo il progetto 3D dell'ambiente intero, non solo della cucina: vedi il soggiorno dal divano, la cucina dalla porta d'ingresso, la luce alle diverse ore. Puoi cambiare layout, materiali e colori finché non sei convinto, e il progetto resta tuo anche se decidi di non comprare da noi.
Se vuoi partire, prenota il progetto cucina gratuito a domicilio o in videochiamata, oppure passa dallo showroom di Via Casilina 241 al Pigneto per toccare con mano materiali e finiture.
È una cucina aperta sul soggiorno, senza porta né muro: cucina, zona pranzo e zona divano formano un ambiente unico. Si distingue dalla cucina a vista, che è visibile dal soggiorno ma parzialmente separata da un muretto, una penisola alta o una vetrata.
Sì. Per un tramezzo non portante serve una CILA presentata da un tecnico abilitato prima dei lavori; per un muro portante servono SCIA, progetto strutturale e pratica sismica. Senza CILA la sanzione è di 1.000€, ridotta a circa 333€ se si comunica spontaneamente a lavori in corso.
Per un tramezzo non portante, in un caso semplice, tra pratica (700-1.200€ a Roma), demolizione, smaltimento e ripristini si sta di solito tra circa 2.000 e 5.000€. Un'apertura in un muro portante costa indicativamente 4.400-9.400€ IVA esclusa per singola apertura.
Con una cappa aspirante con scarico all'esterno, dimensionata sul volume di tutto l'ambiente: per 30 mq con soffitto a 2,70 m servono circa 490-650 m³/h effettivi, quindi una cappa da almeno 700-900 m³/h nominali. Aiutano anche il piano a induzione e una soluzione semi-aperta con vetrata se si cucina molto.
Più della superficie conta la profondità della zona cucina: tra basi, passaggio, isola e spazio per gli sgabelli servono circa 3,4-3,8 metri. In pratica l'isola diventa realistica da circa 30 mq totali di cucina più soggiorno; sotto, quasi sempre conviene la penisola.
Sì, ma la norma UNI 7129 richiede nel locale un'apertura permanente verso l'esterno di almeno 100 cm², oltre all'aspirazione dei fumi. Con il piano a induzione questo obbligo non c'è, ed è uno dei motivi per cui è la scelta più usata negli open space.
Le soluzioni più efficaci sono la penisola o un muretto all'altezza del piano, una vetrata divisoria (circa 180-350€ al mq), una libreria bifacciale, un cambio di pavimento e un'illuminazione diversa per ogni zona.
Di norma sì: la demolizione di un tramezzo con CILA è manutenzione straordinaria. Nel 2026 la detrazione è del 50% sull'abitazione principale e del 36% sulle altre, su massimo 96.000€, e permette di usare anche il bonus mobili per la nuova cucina. Va sempre verificato con il commercialista.
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